giovedì 17 giugno 2010

QUEL MINIMO DI BUON SENSO..........

Siamo sempre alle solite.


Siamo proprio il paese dei mille (e più) campanili.

Oltre che campanili, direi anche molini.

Qui tutti sono indaffarati nel portare acqua al proprio molino.

Senza rendersi conto, però, che l'acqua è un bene comune e come tale dovrebbe essere trattato da tutti.

A meno che non si voglia fare come i politici che ora cercano anche (se non l'hanno già fatto) di privatizzare l’acqua.

Liquidi a parte, mi hanno sempre insegnato che se si vuole mantenere la democrazia in un paese, stato o nazione, non bisogna mai privatizzare completamente due servizi pubblici: la sanità e l'istruzione.

In quanto ogni cittadino ha diritto a farsi curare e ad istruirsi.

Venendo proprio all'oggetto della discussione, ossia l'istruzione, ci troviamo in un momento di leggera e comprensibile confusione.

In fin dei conti gli interessi che ci sono sotto sono molti, sebbene toccano solo due mondi: quello dell'istruzione e quello delle professioni.

La questione, infatti, potrebbe essere vista con le due prospettive di tali settori.

E' imprescindibile il fatto che ognuno di essi debba fare il proprio mestiere. E altrettanto imprescindibile che ci si debba venire incontro.

Altrimenti il rischio grosso è il risultato che si è avuto con la riforma universitaria antecedente a quella delle professioni: ovvero l'aver partorito l'idea malsana delle lauree triennali senza aver studiato precedentemente il collocamento degli studenti, una volta laureati, nel mondo delle professioni.

Ora ci ritroviamo a che fare con una riforma delle professioni dove, che che se ne dica, il grosso del contendere tra Ordini, da una parte, e Collegi, dall'altra, è costituito proprio dall'accaparramento tra le proprie file in maniera monopolistica dei laureati triennali.

Ora, perché di problemi ce n'erano già pochi, ci si mette anche l'interpretazione della riforma Gelmini.

Cosa possono fare i diplomati della scuola secondaria superiore una volta conseguito il titolo di studio?

Per iscriversi agli albi professionali devono anche conseguire, quanto meno, la laurea triennale?

E' un problema di non poco conto, non tanto per degli anni in più dediti allo studio, che, anzi, fanno sempre bene, salvo per i testoni (cioè le teste dure) e per coloro che amano rimanere nell'ignoranza.

Per fortuna in Italia c'è chi ha avuto il coraggio di andare oltre e, anzi, in maniera preventiva.

L'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, ovvero l'albo unico dell'ex Ordine dei Dottori Commercialisti e dell'ex Collegio dei Ragionieri e Periti Commerciali, ha anticipato la riforma scolastica della Gelmini, nonché la riforma delle professioni.

Come si suol dire, con una fava ha preso due piccioni.

Infatti nell'albo unico esistono due figure che sono state classificate in due sezioni.

La sezione A dei Dottori Commercialisti, alla quale possono accedere solo coloro che sono in possesso della Laurea Specialistica, e la sezione B degli Esperti Contabili a cui accedono solo coloro in possesso di una Laurea Triennale.

In sostanza: per l'accesso all'albo unico il diploma di scuola media superiore non serve più a niente.

Chi vuole iscriversi deve passare attraverso l'Università.

Questo che piaccia o no.

Giusto o sbagliato?

Ad ognuno la risposta che più piace.

In ogni caso non è questa la domanda che ci si deve porre.

Semmai quella di perché l'hanno fatto.

E anche qui le risposte possono essere le più disparate.

Certamente ciò che non è ancora molto chiaro è, nel nostro caso, che fine faranno i diplomati della riforma Gelmini. Potranno ancora iscriversi al nostro albo professionale?

Se vogliamo analizzare concretamente la situazione non si può che partire dal fatto che tutte le categorie professionali stanno cavalcando ipotesi di riforma delle professioni con un approccio più conservatore che liberista.

Ma questo non poteva essere altrimenti. Viviamo in un paese dove ci sono lobbies in tutti i settori, nessuno escluso. E ciascuna lobby il minimo che può fare è il proprio interesse e, al contempo, rinunciando, però, alla libertà.

Basta leggersi l'articolo di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di ieri (http://www.ilpredellino.it/online/component/content/article/78-articoli/2760-quella-liberta-che-non-piace?tmpl=component&print=1&page=) e quello di Sergio Soave su Italia Oggi (http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1663527&codiciTestate=1&sez=hgiornali) per capire come noi italiani stiamo vivendo dentro una camicia di forza rappresentata dagli interessi portati avanti da quei pochi che attraverso le loro “caste” legalizzate condizionano la vita di tutti gli altri.

E' quindi pressoché inutile sperare in una liberalizzazione del sistema ordinistico. Troppi gli interessi, troppi gli intrecci.

E allora?

Non rimane che guardare a coloro che hanno sapientemente e argutamente portarsi avanti nel futuro: i professionisti dell'economia e dell'impresa, ovvero gli ex Dottori Commercialisti e gli ex Ragionieri e Periti Contabili.

Essi hanno concentrato in unico albo (in senso verticale) le competenze del polo economico-fiscale-tributario.

E la loro scelta è stata avveduta, visto che non hanno nemmeno dovuto guardare alla riforma Gelmini. L'hanno saltata a pie pari.

Ci sarebbe una soluzione dello stesso stile adottabile pure da noi?

Certo che sì: quella di concentrare in unico albo le competenze che riguardano i settori dell'agricoltura, delle foreste, dell'alimentazione, della zootecnia, dell'ambiente e del verde.

Un unico polo delle professioni agro-ambientali, al quale possano accedere in futuro: i Dottori Agronomi e Dottori Forestali con la Laurea Specialistica, e i futuri diplomati delle scuole superiori (gli attuali Periti Agrari ed Agrotecnici) con la Laurea Triennale.

E' l'unica strada possibile percorribile a cui si deve lavorare. E ovviamente aperta anche ad altre categorie professionali, come, ad es., i Tecnologi Alimentari.

Qualsiasi altra ipotesi rimane solo un escamotage che si infrangerà con le riforme di tutte le altre categorie. Ingegneri in testa.

Se ci pensiamo bene, in un colpo solo si otterrebbe che i Dottori Agronomi e Dottori Forestali non avrebbero più il problema degli Agronomi junior e Forestali junior (che, rispetto ai laureati, si sono iscritti in numeri da fame), i laureati triennali non avrebbero più il problema di decidere dove iscriversi (se all'Ordine o ai Collegi), i Periti Agrari e gli Agrotecnici non avrebbero più da farsi la lotta per le competenze professionali visto che dovendo andare tutti all'università poi avranno la medesima preparazione e formazione triennale nonché le attuali competenze degli Agronomi junior e Forestali junior.

Meglio di così? Inoltre si otterrebbero solo due livelli con la sezione A (per i laureati specialistici) e la sezione B (per i laureati triennali), rispetto agli attuali 4 livelli (laureati specialistici, laureati triennali, diplomati tecnici, diplomati professionali).

Senza poi contare il fatto che tale albo unico avrebbe competenze esclusive nei propri settori, senza più quei falli a gamba tesa che ogni giorno si ricevono dai professionisti delle altre categorie (geometri, ingegneri, ecc.).

Un esempio su tutti: quello del geometra nel campo delle perizie grandine. Che cavolo c'entra? Solo perchè ha fatto estimo.

Ma quando mai un geometra studia patologia vegetale, entomologia agraria, fitoiatria, malerbologia, ecc.

Certamente sono diecimila volte più competenti gli agrotecnici, sebbene non abbiano l'estimo obbligatorio nel corso di studi.

Anche un bambino, se gli insegna, capisce quant'è il procento di danno su una coltura colpita da un'avversità atmosferica.

Quanti sono invece i geometri che conoscono i parassiti delle piante (miceti, insetti, batteri, virus, micoplasmosi, ecc.) e i relativi trattamenti da fare per combatterli, visto che ci sono anche danni da trattamenti errati, oppure i diserbanti e così via dicendo per le altre pratiche colturali.

E anche a livello di casse previdenziali ne potremmo beneficiare, tutti quanti, visto che si parla di tre casse partite nel 1996.

O vogliamo proprio farci del male nel metterci con quella dei geometri?

Elia Sandrini



pt/2010

martedì 15 giugno 2010

E SE DOVESSIMO SUPERARE " ORDINI E COLLEGI" ???

La confusione tra le professioni è totale, anche tra quelle simili.
 E' forse un segnale di insofferenza verso un sistema che è superato dagli eventi ?.
Personalmente, ho sempre intravisto nell'organizzazione " corporativo - ordinistica" delle professioni intellettuali dei limiti allo sviluppo delle stesse. Un sistema " feudale di caste" ( soprattutto in quelle più potenti) che ha condizionato e condizionerà le scelte socio-economiche nel nostro paese.
Chi viene beffato è il cittadino-consumatore e lo stesso professionista, che devono farsi carico di " oneri" che non hanno controvalori interessanti in termini di benefici ( è il cane che rincorre la sua coda).
Non vi sembra forse, che il garantismo-fumoso-burocratico ordinistico non tutela il consumatore e il professionista, ma il potere di certe caste professionali ( sicuramente non è il caso dei periti agrari !!!) che siedono nemerosi in tutte le istituzioni che contano e in tanti posti di potere dove si decide il nostro domani con i risultati che abbiamo sotto gli occhi ???
Ma se così fosse, allora perchè non provare a guardare con più attenzione la selzione naturale del mercato e delle capacità professionali, strutturandone l'attività " come imprese " con i suoi momenti associativi ( associazioni libere e autogestite - svincolate dai ministeri) e riconoscimenti istituzionali ( iscrizioni camerali).
Non è forse il mondo del lavoro e il mercato che sollecita questi processi ?.
Ovvio, che il momento formativo è scontato e dovrà essere continuo, ma il riconoscimento delle capacità professionali dovrà essere il libero mercato ad accertarle. Il mercato premia il talento e chi è capace. In esso non cisono scorciatoie burocratiche-ordinistiche e garantiste.
In questo continuo rincorrere la riforma delle professioni, mi sono dilettato da dilettante, a leggere le diverse proposte ( anche quella del COGEPAPI) ed è vero che ci sono alcune novità interessanti ( esempio le società profesionali), ma il principio cardine è ed è rimasto " il sistema ordinistico con tutti i suoi vincoli e le sue garanzie" che per il momento del lavoro - professionale è troppo asfittico per dare imput alle nuove generazioni. Si ripropone un sistema antiquato e chiuso che garantisce il professionista più o meno arrivato non certamente i giovanni.
Prevale anche in questa  " riforma pensata" la logica del potere.......e della casta??.

pt/2010

LA PRESA DI POSIZIONE DEL " CO.GE.PA.PI." SUL COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO AGROTECNICI E INGEGNERI.

La confusione regna.
Al comunicato stampa congiunto degli agrotecnici e ingegneri ( pubblicato su questo blog), risponde con una dura nota ( da Italia Oggi dell'11/06/10) il CO.GE.PA.PI - COORDINAMENTO DEI GEOMETRI PERITI AGRARI E PERITI INDUSTRIALI - .
Il contendere, non è materia di poco conto.
Agrotecnici e Ingegneri dicono: il nuovo diploma tecnico ( riforma Gelmini) consentirà ancora l'accesso agli albi professionali.
Il COGEPAPI dice: no, l'obbligatorietà per i futuri diplomati di completare la formazione, ai fini dell'accesso a una professione regolamentata,  con un percorso universitario o equivalente della durata di tre anni..
Noi poveri tapini chiediamo lumi.
Se poi, i soloni delle professioni non capiscono un " c....." immaginate chi deve decidere il proprio futuro.
Suvvia, correte tutti ai ripari e dateci delle risposte chiare e concrete.
PeritiAgrariLiberi
pt/2010

lunedì 14 giugno 2010

PROPOSTA SILIQUINI BOCCIATA DAGLI INGEGNERI

http://mondoprofessionisti.comingonweb.it/articoli_s-10-4386-1-Ingegneri,

_


Ingegneri, no unanime a proposta Siliquini



Gli Ingegneri italiani dicono un 'no compatto' al ddl sulla riforma delle

professioni presentato dalla deputata Mariagrazia Siliquini, in quanto si

tratta di un 'disegno lesivo degli interessi della collettività', afferma in

una nota il Consiglio nazionale degli Ingegneri. Una contrarietà che è stata

ribadita con forza dall'assemblea dei presidenti degli Ordini Provinciali,

riunitasi a Roma. 'Tutti i 220.000 Ingegneri italiani sono contrari alla

proposta Siliquini e decisi a procedere come stabilito con il ministro Alfano -

ha affermato il presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri, Giovanni

Rolando - Il Consiglio che sta lavorando in modo che a breve vengano definiti i

principi cardine da presentare al ministro stesso'. Tra le criticità della

proposta, 'la definizione di professione intellettuale che perde la

fondamentale caratteristica di essere regolamentata; l'equiparazione tra i

titoli formativi professionali e universitari; la interpretazione del ruolo

degli attuali ordini assimilati ad associazioni; la costituzione di un

consiglio nazionale indistinto di tutte le professioni che agirebbe in

rappresentanza di interessi non piu' della professione ma dei professionisti;

la nuova interpretazione del concetto di tariffa liberante derogabile;

l'accorpamento in un unico albo dei tecnici per l'ingegneria sia degli attuali

professionisti diplomati che dei laureati triennali'.

pt/2010

giovedì 10 giugno 2010

AI DENIGRATORI DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA LOMBARDIA......ECCO LA RISPOSTA !

Risposta al commento  anonimo del 19/06 c.a. ore 22.38  sul " Consiglio Regionale Lombardia dei P.A."  

Manerbio, 10/06/2010
Ad anonimo
Oggetto: Partecipazione Collegio di Bergamo al CRPA


Gentilissimo anonimo, forse collega, forse iscritto, forse esercitante

avendo esternato pubblicamente sul Blog Peritiagrariliberi il suo libero pensiero, mi preme l’obbligo di risponderLe per rendere lo stesso (libero pensiero) anche documentato.

Rispondo anche per il rispetto che ciascuno di noi dovrebbe dimostrare nei confronti di quanti operano nella e per la categoria, innanzitutto mostrando il proprio volto. Del resto nascondersi serve solo quando ci si trova di fronte a truppe armate, per la paura d’essere colpiti. Non ho mai visto un perito agrario armato, salvo leggere in una recente causa che si sono utilizzati strumenti d’arma da sparo per un fine poco nobile.

La risposta, come Lei sa è essenziale, breve, grazie alla serietà istituzionale che sempre ha caratterizzato il Collegio di Bergamo, i suoi rappresentanti, in tutte le sedi. Credo non sia casuale che Bergamo esprima anche un Consigliere che rappresenta la categoria a livello Nazionale.

Bergamo partecipa a tutti gli effetti al CRPA (Consiglio Regionale dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati della Lombardia). I suoi rappresentanti sono: lo stimato e apprezzato Presidente del Collegio Provinciale Per Agr Possenti Franco, e l’ex presidente Dott Per Agr Giambattista Vitali. Il Collegio di Bergamo, visti i rinnovi dei Collegi di Brescia, Como/Lecco, Mantova ha dichiarato che confermerà i propri rappresentanti in seno al CRPA.

Vi è nelle Sue dichiarazioni anche una st ……….. (ci metta l’aggettivo che meglio l’aggrada) che riguarda il ruolo del collega Possenti (già Segretario del CRPA), in primo luogo perché Lei ha offeso e offende la serietà, la disponibilità e la qualità rappresentativa e professionale del Collega Possenti. Essendo il nostro organismo associativo una realtà che si sforza di mantenere alta la bandiera delle nostre qualità (non certo riscontrabili nelle sue dichiarazioni) e non avendo la presunzione di pensieri unici, non può esistere ed essere applicato un istituto, quello dell’epurazione, che Lei evoca. Se poi questo dovesse discendere da pareri contrastanti sarebbe nei termini una “bestemmia”, perché le diversità, nella scuola di vita che ho frequentato io, le differenze sono una ricchezza che aiutano a intraprendere percorsi meglio conosciuti e luoghi facilmente frequentabili. (Ne è stato forse un diretto protagonista. La memoria spesso richiama esperienze vissute). Franco è stato, è e rimane, per me e per tutto il CRPA un AMICO, un autorevole Presidente/rappresentante della nostra categoria a livello provinciale, un acuto, preparato e attivo membro del CRPA e uno stimato professionista.

La decisione di dimettersi dalla Segreteria del CRPA non ha nulla a che vedere col le sgangherate affermazioni da Lei riportate, perché le ragioni della Sua scelta, frutto di una lunga meditazione, sono state illustrate dallo stesso Possenti in più riprese, nelle sedi del CRPA e cordialmente con me, anche in forma scritta.

E mi creda sono tutte motivazioni serie, fondate, motivate, che hanno un comune denominatore, la constatazione che il CRPA deve … deve … deve svolgere una funzione attiva di rappresentanza dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati e di interlocuzione con gli organismi regionali e che tali funzioni, al di la di convenzionali incarichi (Presidente, Segretario, Tesoriere, Vicepresidente), deve essere svolta dall’intera categoria, soprattutto da chi ha maggiore opportunità di frequentazione dei luoghi istituzionali e che hanno anche prossimità territoriale.

La riprova del diffuso coinvolgimento e della partecipazione di tutti è che ad ogni iniziativa le informazioni vengono trasmesse a tutto il CRPA ed anche ad alcuni colleghi che ci aiutano nel nostro impegnativo compito.

Ma mi lasci finire questa mia con un sorriso. Non Le nascondo che il Presidente del Collegio di Verona Sandrini è collega fra i più attivi, e con Lui, così come con i colleghi dei Collegi di tutta Italia, (ovviamente per ragioni territoriali più intensi al Nord), mantengo rapporti di CONFRONTO e di DIALOGO proficui e costruttivi.

Ma, mi consenta, che la Lombardia, Le ripeto la Lombardia, si rechi nel Veneto ad acquistare periscopi categoriali mi appare una bufala o una suinata (animali interessanti se li si allevano, lo sono meno se li si evocano). Spero che tali fantasie non le affiorino nel sonno notturno, o in frequentazioni immorali. Per il primo caso Le consiglierei degli ottimi professionisti che sanno curare il male oscuro., e per il secondo legga il nostro Codice deontologico.

Concludo, pertanto, ringraziandola perché con le sue deformi e anonime affermazioni mi hanno dato lo spunto, l’opportunità per rinnovare a Franco, al Collegio di Bergamo e a tutto il CRPA un particolare ringraziamento per quanto con gratuita disponibilità quotidiana dimostrano.

Mostri la sua Carta d’Identità o se ce l’ha l’iscrizione all’Ufficio IVA, si presenti e faccia almeno un poco quello che i colleghi lombardi (tutti) fanno, certamente con l’assoluta libertà dei suoi pensieri, almeno un poco maturerà.

Cordialmente

Il Presidente CRPA
Per Agr Mario Braga



pt/2010

mercoledì 9 giugno 2010

SCONTRO, POLEMICHE SULL'ALBO UNICO DELLE PROFESSIONI TECNICHE.

Di seguito pubblichiamo un articolo apparso su " mondoprofessioni", che illustra chiaramente quanto succede nel mondo delle professioni tecniche.
La rottura provocata dalla " proposta Siliquini" ha avuto gravi ripercussioni anche nel comitato delle Professioni Tecniche ( PAT). La forzatura illegittima del COGEPAPI ha portato a uno scontro inreversibile con Ingegneri e Architetti, che visto il tentativo di delegittimare il loro titolo di studio e professione....come era prevedibile e ovvio si sono incazzati e hanno reagito duramente screditando i periti ( anche i periti agrari).
Questo " l'ottimo risultato" raggiunto dal progetto COGEPAPI ?. Un fallimento totale. Ma la cosa grave è che siamo in un vicolo cieco, allo sbando totale e privi di un sostenibile progetto per il nostro fututo.
E allora, basta con le fumose promesse. Il CNPA, nella sua esigua maggioranza ( un consigliere dimessosi e tre consiglieri all'opposizione) ci dica cosa intende fare con risposte chiare e concrete .....è un diritto degli iscritti  sapere  o NOOOOOOO ???
Piermaria Tiraboschi

tratto da:
http://mondoprofessionisti.comingonweb.it/articolo_s-1-4368-Riforma_professioni%3A_%26egrave%3B_scontro_sull%26%23039%3Balbo_unico_delle_professioni_tecniche.html

Riforma professioni: è scontro sull'albo unico delle professioni tecniche
Ingegneri e architetti uniti contro geometri e periti

di Luigi Berliri

È ancora guerra tra le professioni. Come i polli di Renzo di manzoniana memoria il fronte delle professioni tecniche si azzanna e si azzuffa senza esclusione di colpi a tutto vantaggio di coloro che alle professioni l’hanno giurata. La bozza di disegno di legge dell'On.le Maria Grazia Siliquini, relatore in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati del provvedimento di riforma delle Libere Professioni (AC503), ha generato confusione e rancori da una parte e dall'altra. A nulla è servita la marcia indietro della Siliquini la quale ha precisato che la bozza di disegno di legge era solo un'ipotesi di testo base a cui dovrà seguire un sereno e pacato confronto. Eppure la riforma era partita nel migliore dei modi con il raggiungimento di un accordo nel 2009 (chiamato PAT) che sanciva un'intesa insperata tra le principali professioni tecniche. È stato sufficiente che nella proposta della Siliquini si parlasse di cancellazione dell'Albo B degli ordini (ingegneri e architetti junior) e si prevedesse l’istituzione di un albo unico riservato ai tecnici di primo livello, affinché i buoni propositi iniziali di sciogliessero come neve al sole: da una parte ingegneri e architetti che temono di perdere il controllo sui junior (laureati triennali) e allo stesso tempo hanno paura di equiparare le lauree di primo livello ai diplomi tecnici; dall'altra geometri e periti che vedono nella riforma uno spiraglio per un riconoscimento più ampio ed uno snellimento che dia concretezza alle proprie professioni. Proprio questi ultimi, in un comunicato del Cogepapi (Coordinamento geometri, periti agrari e periti industriali) hanno affermato la bontà del testo della Siliquini, rilevando un allarmismo sproporzionato da parte delle altre professioni. Secondo i presidenti delle tre categorie, rispettivamente Fausto Savoldi, Andrea Bottaro e Giuseppe Jogna, per la prima volta si ha il coraggio di proporre davvero qualcosa di nuovo: non per l'interesse dei singoli professionisti ma per quello dei cittadini, della società tutta e del mercato. Tutto questo con uno sguardo rivolto verso quella semplificazione auspicata dallo stesso ministro della Giustizia Angelino Alfano quando, lo scorso 15 aprile, ha incontrato i rappresentanti degli ordini professionali. E adesso, armi al piede, si attende il prossimo passo. Ma nessuno ha intenzione di sotterrare l’ascia di guerra.

pt/2010

lunedì 7 giugno 2010

COMUNICATO STAMPA " AGROTECNICI E INGEGNERI"

Collegio Nazionale degli Agrotecnici Consiglio Nazionale degli Ingegneri

e degli Agrotecnici laureati presso il Ministero della Giustizia

presso il Ministero della Giustizia



COMUNICATO STAMPA



IL NUOVO DIPLOMA CONSENTIRA’ ANCORA

L’ACCESSO AGLI ALBI PROFESSIONALI



L’IMPORTANTE CHIARIMENTO IERI AL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE. GLI ATTUALI CANALI DI ACCESSO AGLI ALBI

SARANNO ANCHE IN FUTURO GARANTITI.


Ieri pomeriggio, presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca si è svolto un incontro fra i Presidenti degli Ordini e Collegi professionali degli Ingegneri, degli Agrotecnici, dei Geometri, dei Periti agrari e dei Periti industriali con la Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici (presenti il dott. Mario Giacomo Dutto e la dott.ssa Maria Grazia Nardiello) per verificare gli effetti della riforma degli Istituti Tecnici e Professionali in relazione alle possibilità di accesso all’Albo dei “nuovi” diplomati.

Com’è noto la riforma ha cambiato la denominazione dei diplomi, per distinguerli dai titoli professionali, che competono solo agli iscritti agli Albi, dove il raccordo dei nuovi corsi di studio con quelli attuali è assicurato dalla “Tabella delle confluenze” (allegato D) del Decreto Legislativo della riforma; ad esempio l’attuale corso di studi di “agrotecnico” è confluito nel nuovo corso di studi di “servizio per l’agricoltura e lo sviluppo rurale”, così come l’attuale corso di studi di “geometra” è confluito nel nuovo corso “ambiente, costruzioni e territorio”.

A seguito di questa trasformazione, nei mesi scorsi, alcuni Collegi professionali avevano sostenuto che i nuovi diplomi rilasciati dagli Istituti Tecnici e Professionali non sarebbero stati più validi per accedere ad un Albo e neppure per iniziare il praticantato professionale; secondo questa tesi, dunque, per iscriversi in uno degli Albi per i quali oggi è richiesto un diploma tecnico o professionale (oltre al superamento di un biennio di praticantato e dell’esame di abilitazione professionale), domani sarebbe servita come minimo una laurea triennale (ovvero un periodo di formazione post-secondaria equivalente).

Collegio Nazionale degli Agrotecnici Consiglio Nazionale degli Ingegneri

e degli Agrotecnici laureati presso il Ministero della Giustizia

presso il Ministero della Giustizia


Niente di meno vero, hanno chiarito ieri i Direttori Generali del Ministero Nardiello e Dutto, precisando che -non essendo cambiate le leggi professionali- non sono neppure cambiate le regole di accesso agli Albi e, pertanto, dove si entra oggi con un diploma, si continuerà domani ad entrare con il nuovo diploma (che avrà un diverso nome ma che sarà “professionalmente” collegato agli attuali tramite la “tabella delle confluenze” dei titoli di studio).
Dunque la tesi, forse interessata ma sicuramente erronea, di chi sosteneva il contrario ha subito una clamorosa smentita.

Ma che i nuovi cicli di studio preparino anche direttamente all’inserimento nel mondo del lavoro ed all’accesso agli Albi professionali era chiaramente indicato nelle disposizioni di accompagnamento della riforma; in particolare l’Allegato A al D.Lgs di riforma (approvata il 4.2.2010 dal Consiglio dei Ministri ed in fase di pubblicazione, attesa a giorni, sulla Gazzetta Ufficiale), nell’indicare il profilo professionale a cui sono destinati a pervenire i nuovi diplomati degli Istituti Tecnici e Professionali riformati così recita:

“I risultati di apprendimento attesi a conclusione del percorso quinquennale consentono agli studenti di inserirsi direttamente nel mondo del lavoro, di accedere all’università, al sistema dell’istruzione e formazione tecnica superiore nonché ai percorsi di studio e di lavoro previsti per l’accesso agli albi delle professioni tecniche secondo le norme vigenti in materia.”

Pertanto agli Albi delle quattro professioni interessate (Agrotecnici, Geometri, Periti agrari e Periti industriali) si continuerà ad accedere secondo le attuali norme: cioè il nuovo diploma (del tipo corrispondente all’attuale) unitamente ad un biennio di praticantato professionale ed al superamento dell’esame di abilitazione professionale.

La “Tabella delle confluenze” dei nuovi titoli è in allegato.


Collegio Nazionale degli Agrotecnici Consiglio Nazionale degli Ingegneri

e degli Agrotecnici laureati

IL PRESIDENTE IL PRESIDENTE

(Roberto Orlandi) (Giovanni Rolando)



Roma, 26 maggio 2010



TABELLA DELLE EQUIVALENZE (Allegato D Riforma)


ATTUALE CORSO NUOVO CORSO ALBO DI RIFERIMENTO

Agrotecnico Servizi per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale AGROTECNICI

Perito Agrario Agraria, Agroalimentare e Agroindustriale (*) PERITI AGRARI AGROTECNICI

Geometra Costruzioni, Ambiente e Territorio GEOMETRI

Tecnico Industriale Tessile Sistema moda PERITI INDUSTRIALI

Tecnico Industriale Chimico Chimica, Materiali e Biotecnologie PERITI INDUSTRIALI

Tecnico Industriale Grafica Grafica e Comunicazione PERITI INDUSTRIALI

Tecnico Industriale Elettrotecnica Elettronica ed Elettrotecnica PERITI INDUSTRIALI

Tecnico Industriale Meccanica Meccanica, Meccatronica ed Energia PERITI INDUSTRIALI

Tecnico Industriale Aereonautico e Nautico Trasporti e Logistica PERITI INDUSTRIALI

Tecnico Industriale Informatica Informatica e Telecomunicazioni PERITI INDUSTRIALI





(*) consente l’accesso anche all’Albo degli Agrotecnici in virtù dell’equipollenza dei titoli.



pt/2010

PROPOSTA PER L'AGGIORNAMENTO DELLA PROFESSIONE DI PERITO AGRARIO.

Carissimi Colleghi,
                             da Lonato del Garda a Roma a Verona, il viaggio dei cambiamenti  continua.
Di seguito diamo il via " on line" all'iniziativa di confronto sulla " proposta di riforma della professione di perito agrario".
Quanto pubblicato, che è una bozza , è il lavoro fatto di sintesi, di alcuni nostri Colleghi a seguito del progetto messo in cantiere il 15 Maggio a Verona.
Colleghi ai quali va tutta la nostra gratitudine per l'impegno profuso.
Ritornando all'iniziativa proposta, c'è tutto quello, che non troverete nella " proposta delle professioni" presentata in Commissione Parlamentare II e X, la cosidetta proposta Siliquini, tanto sostenuta e sposorizzata da parte del Collegio Nazionale dei Periti Agrari ( si veda il comunicato stampa).
Quanto proposto è un documento di punti aperti sui quali lavorare,fare le nostre riflessioni.
E', cari Colleghi, un modo nuovo di lavorare e partecipare alla vita della nostra professione, alla quale tutti siete invitati  ( nord -centro-sud-isole) con suggerimenti, idee e la Vs. qualificata esperienza.
Un cordiale saluto.
Piermaria Tiraboschi


BOZZA ( n° 1 - maggio 2010)



PROPOSTE PER L’AGGIORNAMENTO DELLA PROFESSIONE DI PERITO AGRARIO

1) COLLEGIO NAZIONALE

- Elezione diretta del Presidente da parte dei Collegi locali.

- Istituzione dell’ ”Assemblea dei Presidenti”, con frequenza almeno annuale, con potere deliberativo su Bilanci consuntivi e preventivi, programma dell’attività del Collegio Nazionale.

- Costituzione, all’interno del C.N.P.A., di apposita Commissione o Comitato per i rapporti con i Collegi locali. La Commissione dovrà fornire pareri e risposte scritti ai quesiti posti da detti Collegi.

2) COLLEGI LOCALI

- Non necessariamente dovranno essere Collegi Provinciali ma si potranno costituire anche Collegi Interprovinciali, Regionali e Interregionali.

- Il numero minimo d’iscritti non potrà essere inferiore a 500.

- Il presidente ed il Vice-Presidente dovranno obbligatoriamente essere scelti tra gli esercenti la libera professione ed essere iscritti a Cassa di Previdenza Professionale.

- Ciascun Collegio dovrà organizzare, al proprio interno, idoneo ed efficace aggiornamento degli iscritti. Potrà inoltre istituire appositi servizi per gli esercenti la libera professione.

- La quota annuale è uguale per tutti gli iscritti; un’ulteriore quota integrativa sarà posta ad esclusivo carico dei liberi professionisti che usufruiscono dei servizi sopraccitati o specifici.

- I periti agrari dipendenti pubblici continueranno ad essere iscritti nell’Elenco Speciale.

3) RIFORMA ORDINI PROFESSIONALI

a) Fare ulteriore verifica con gli agronomi se sono disponibili a costituire un Ordine Unico fac simile di quello istituito tra Ragionieri e Dottori Commercialisti.

b) Nel caso non avesse successo l’accordo con gli Agronomi di cui al precedente punto a) dar vita ad un Ordine “Intermedio” di Tecnici Agrari Laureati in cui far confluire i laureati triennali di agraria e di altre classi di laurea compatibili, i Periti Agrari e, previo idoneo percorso formativo post-diploma, gli Agrotecnici.

c) Qualora per esigenza di rappresentatività della Categoria delle Professioni Ordinistiche Intermedie, si ritenesse necessario raggiungere i grandi numeri, sarà possibile avviare un’ipotesi federativa con gli altri Ordini ”pari grado” eventualmente costituiti da geometri, periti industriali, etc..

d) Dovrà comunque trattarsi di una federazione in cui ognuno mantiene la propria autonomia, le proprie competenza e la propria Cassa di Previdenza.

L’attuale attività del CO.GE.PA.PI dovrà essere sospesa.

4) CASSA DI PREVIDENZA

- Mantenere l’attuale autonomia, possibilmente all’interno di ENPAIA.

pt/2010

RIFORMA DELLA SCUOLA: NULLA CAMBIA PER I PERITI AGRARI !!!


.L’ALTRA CAMPANA



DEI PERITI AGRARI LIBERI


(del Per. Agr. Dott. Giancarlo Moretti)


NEWSLETTER n. 7 07 giugno 2010


RIFORMA DELLA SCUOLA: NULLA CAMBIA PER I PERITI AGRARI

Nei giorni scorsi ho ricevuto un insolito “Comunicato stampa” a firma dei Presidenti

degli Ingegneri e degli Agrotecnici sulla validità, ai fini professionali, dei nuovi titoli

di studio derivanti dalla “riforma Gelmini”.

Su questo punto effettivamente c’è molta confusione, probabilmente più di quanto si

possa pensare, visto che è stato necessario questo intervento congiunto.

I nuovi diplomati li avremo nel 2015 ma il tempo, si sa, corre veloce e così in molti si

erano chiesti quale relazione vi fosse fra i nuovi titoli di studio e gli attuali Albi

professionali.

Per quanto riguarda i Periti Agrari la domanda era: visto che il titolo di studio di

“perito agrario” non esisterà più, i nuovi diplomati potranno ancora iscriversi

all’Albo?

No! Aveva risposto il Collegio Nazionale dei Periti Agrari, firmando tre mesi fa uno

specifico comunicato (ma, con il senno di poi, sbagliando clamorosamente).

Infatti i meno esperti di riforma, come il sottoscritto, hanno potuto apprendere che è

vero il contrario di quanto affermato dal Collegio Nazionale dei Periti agrari: i nuovi

diplomi consentiranno di accedere all’Albo nello stesso identico modo con cui si

accede oggi.

Meno male, mi viene da aggiungere. Perché diversamente l’Albo dei Periti Agrari,

che già oggi ha le nuove iscrizioni al lumicino, avrebbe chiuso bottega in breve

tempo… per mancanza di clienti!

Il “Comunicato Stampa” di Ingegneri ed Agrotecnici è molto chiaro e spiega bene

che nulla (professionalmente) è cambiato perché non sono cambiate le leggi

professionali: dunque se all’Albo dei Periti agrari si entra oggi con un diploma, più

due anni di pratica, così si continuerà a fare domani, fin quando non sarà modificata

la legge professionale.

Rimaneva un problema (ma, a mio parere, era un falso problema): quello del “nome”

del diploma. Quello attuale si chiama diploma di “perito agrario” quello nuovo in

“agraria, agroalimentare e agroindustriale”, può dunque il nuovo diploma, con un

nome così diverso consentire l’accesso all’Albo dei Periti agrari?

Sì, risponde il Ministero dell’Istruzione, perché la “riforma Gelmini” si è preoccupata

di indicare l’equivalenza dei nuovi diplomi con quelli attuali.

Ed il nuovo diploma che sarà rilasciato dagli Istituti Tecnici Agrari equivale

all’attuale diploma di “perito agrario”.

Tutto bene? Pare di sì. Gli Albi dei Periti agrari non sono in pericolo.

Però un dubbio mi rimane: queste informazioni le ho apprese da un “Comunicato

Stampa” (che è qui allegato) degli Albi degli Ingegneri e degli Agrotecnici, che

ringrazio.

Ma il mio di Albo? Quello dei Periti agrari a cui sono iscritto? Perché ha sostenuto il

contrario?

Ecco, vorrei sapere perché gli iscritti all’Albo dei Periti agrari, per avere informazioni

attendibili, devono guardare fuori dalla propria categoria, come in questo caso.

2pt/2010

SANDRINI E ORLANDI: PERITI AGRARI E AGROTECNICI ......IL CONFRONTO E IL DIALOGO C'E' !

Pregiatissimo Presidente Orlandi,


la ringrazio per la Sua gentile risposta.

Condivido pienamente la Sua argomentazione in merito alla questione COGEPAPI, anche perché il paradosso è che in tutti i Centri di Assistenza Agricola (CAA) si trovano ogni giorno ad operare professionalmente a strettissimo contatto professionisti iscritti ai tre albi professionali degli Agrotecnici, dei Periti Agrari e dei Dottori Agronomi e Forestali.

Verrebbe proprio da dire che questo aspetto, magari non previsto a priori nel progetto di legge per la costituzione dei CAA, è quello più positivo in assoluto.

Da presidente provinciale non posso che sottolineare come la totalità degli iscritti veronesi che svolgono la libera professione di perito agrario non fanno altro che evidenziare e bollare quotidianamente come un’assurdità l’unificazione con i Geometri e Periti Industriali.

Gli stessi trovano, invece, più conveniente un’alleanza o un’unione con Agrotecnici, Agronomi-Forestali e con Tecnologi Alimentari.

Ovviamente il motivo è facilmente riconducibile ad un discorso di buon senso, recepibile e comprensibile anche per i non addetti ai lavori, visto che si tratta del tipo di lavoro che svolgono gli uni e gli altri, ovvero, in una parola, delle competenze.

Orbene, magari le competenze tra le nostre categorie non saranno identiche come tra Commercialisti e Ragionieri, però, rimanendo su un livello di buon senso, di norma comune a tutti i cittadini, l’unificazione delle tre categorie tecnico-agricole (quattro con i Tecnologi Alimentari) potrebbe certamente avvantaggiare omnicomprensivamente tutti gli albi professionali in questione.

Verrebbe costituita una casa comune che rappresenterebbe agli occhi della società e delle istituzioni pubbliche un punto di riferimento univoco di alto prestigio e ancor più alto valore sociale.

D’altra parte, la storia insegna quotidianamente che le divisioni non portano vantaggi. Anzi: solo svantaggi.

E l’agricoltura italiana, come settore produttivo, ne è un grande artefice ed esempio storico della frammentazione. Specialmente a livello di rappresentanza sindacale.

E gli effetti (nefasti) di tale divisione sono sotto gli occhi di tutti e, specialmente, sopra le spalle degli agricoltori.

Lo stesso peso e importanza dell’agricoltura italiana a livello produttivo e sociale, che che se ne dica, è a livelli più bassi di tutta la storia italiana. Un esempio su tutti: quello urbanistico.

Quanto vale (non solo economicamente) il terreno agricolo? Meno di tutti gli altri!

E’ così anche all’estero?

E il perché? Semplice:

http://www.stopalconsumoditerritorio.it/

Nel 100% della gente comune che non ha nulla a che fare con l’agricoltura, ovvero nel 98% della popolazione italiana, il terreno agricolo non è visto come un organismo vivente, ma come fango, come qualcosa che si attacca alle suole delle scarpe e che sporca il pavimento di casa.

Tornando al problema divisione/unificazione, se negli ultimi 5-6 anni c’è stato un certo avvicinamento tra le sigle sindacali, un motivo certamente c’è.

Magari un’ugualità o un’eguaglianza di interessi?

Il fatto, nel caso specifico delle libere professioni tecnico-agricole, dovrebbe essere uno solo: non quello di tagliarsi una fetta più grande rispetto agli altri, ma quello di allargare e ingrandire la torta.

Ovvero quello di aumentare il lavoro, le possibilità lavorative per tutti.

E questo lo si può fare esclusivamente in una maniera: aumentando la forza contrattuale. E in quale modo ci si può arrivare se non quello di unire coloro che esprimono gli stessi interessi comuni?

La cosa che si fatica maggiormente a comprendere (ma che alla fine della fiera non è poi così difficile) è come i Presidenti Nazionali tendano a comportarsi negli interessi delle categorie con delle logiche distanti da quello che è il sentire comune della stragrande maggioranza dei loro iscritti.

Non è certamente difficile nel caso del COGEPAPI in quanto gli interessi personali sono palesemente manifesti: anche un bambino ci arriverebbe. Si sa che le sedie o poltrone nazionali verrebbero garantite per altri dieci anni dal momento in cui andrebbe in porto l’unificazione dei tre albi. Si tratta quindi di interessi esclusivamente personali e non certo delle categorie e meno ancora degli iscritti alle stesse.

Forse, però, chi sta più in alto e non guarda mai in basso rischia grosso.

A tirare troppo la corda, prima o poi …

Anche il Parlamento italiano, secondo quanto riportato da L’Espresso qualche settimana fa, ha votato recentemente all’unanimità e senza astenuti un aumento di stipendio per i parlamentari di circa 1.135 € al mese.

Vede, personalmente penso che prima o poi le cose o i fatti non detti vengono a galla, specialmente quando si tocca il fondo.

Per cui chi sta in alto e prende delle decisioni per chi sta in basso non gli conviene fare esclusivamente il proprio interesse, magari anche a danno di quelli che stanno in basso, perché, come dimostrato dalla storia, c’è sempre alla fine una resa dei conti per tutti, nessuno escluso.

Sicuramente viviamo in un’epoca in cui la parola “etica” è nella bocca di tutti e nelle mani di nessuno (o quasi).

Nell’associarmi a quanto espresso dal collega Tiraboschi, esprimo a Lei un appello affinché si possa trovare una strada (anche politico-legislativa) da percorrere assieme per la costruzione di questa casa comune delle categorie “verdi”, a difesa e tutela non solo degli iscritti delle diverse categorie, ma anche di quelle che sono le nostre risorse e fonti per il vivere quotidiano: l’ambiente, il paesaggio e il territorio agricolo e naturale.

A difesa e tutela dell’essere umano, in particolare del cittadino italiano che sta compromettendo il suo futuro con la cementificazione esasperata ed inutile, nonché con la contemporanea distruzione della forza procreatrice (la fertilità) dei migliori terreni agricoli italiani.

Inutile, infatti, continuare, mediaticamente, a premere tanto l’acceleratore sul made in Italy dei prodotti agro-alimentari, se poi la S.A.U. sparisce da sotto gli occhi, come neve al sole, a favore dell’urbanizzazione di qualsiasi genere.

A meno che il cemento non diventi un prodotto edibile, allora potremmo continuare sull’attuale strada percorsa dalla maggior parte dei Sindaci italiani dove i termini “sviluppo sociale” e “crescita economica” significano solo cementificazione.

Non è magari che la maggior parte dei Sindaci sono Geometri, Ingegneri, Architetti e magari anche imprenditori edili?

In molti problemi della società attuale vedo due cause: l’ignoranza e la pigrizia.

Entrambe portano a delegare a terzi decisioni proprie e a subire passivamente quanto deciso (o imposto) da terzi.

L’impressione non è solo quella di cervelli assopiti, ma anche di coscienze perennemente letargiche se non devitalizzate.

I rappresentanti di interessi generali e particolari, come quelli categoriali, dovrebbero sforzarsi ogni giorno di informare ed edurre i propri rappresentati al fine di permettergli di esprimere in maniera personale e critica il proprio pensiero.

Ma, purtroppo, come è successo con il COGEPAPI, questo è ormai un lusso per pochi e che pagheranno caro, in tanti, le generazioni future.

Certamente merita attenzione anche quanto scritto dal signor Vittorio T., in cui compare la parola “agrotecnici”.

RingraziandoLa dei Suoi interventi, Le porgo cordiali saluti.

Elia Sandrini

pt/2010

lunedì 31 maggio 2010

CONSIGLIO REGIONALE DELLA LOMBARDIA DEI PERITI AGRARI.

COMUNICATO STAMPA



Brescia, 29/05/2010

Il Consiglio Regionale dei Periti Agrari e Periti Agrari della Lombardia ha rinnovato le cariche.

Alla guida dei professionisti lombardi, sabato 29 maggio, è stato confermato il bresciano Mario Braga, che sarà affiancato con il ruolo di Segretario dalla pavese collega Gloria Gariboldi. Il mantovano Veneri Andrea svolgerà le funzioni di Vicepresidente e il bresciano Tiraboschi si occuperà di organizzazione e di tesoreria.

La conferma di Braga alla presidenza dei 1.800 tecnici agricoli ha avuto consenso unanime nel segno della continuità delle azioni svolte per favorire il riconoscimento delle loro specificità professionali.

L’annunciata riforma degli ordini e dei collegi, la riforma del modello scolastico, universitario e dei percorsi professionalizzanti, oltre alla complesse materie tecniche che richiedono professionalità di qualità impegneranno l’organo regionale dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati anche nella diretta interlocuzione con la Regione Lombardia.

E’ proprio di questi giorni il coinvolgimento del CRPA al tavolo tecnico istituito dall’Assessorato al territorio per la definizione della bozza di delibera in materia di “Linee di Indirizzo Progettazione delle Opere di difesa del Suolo regione Lombardia”.

Un territorio che per la sua conformazione evidenzia fragilità che richiedono interventi qualificati e mirati.

Ma per la categoria dei tecnici agricoli, che a Brescia vantano ben due scuole di riconosciuta qualità (L’Istituto Pastori e L’Istituto Bonsignori), la priorità rimane il rapporto permanente e costruttivo con l’Assessorato regionale all’Agricoltura che in questo periodo ha rinnovato la Dirigenza e la conduzione Assessorile.

“Intendiamo collaborare con l’Agricoltura Lombarda, partecipando ai tavoli tecnici, per affrontare quel processo di riforme della PAC e di attuazione di complesse norme in materia di Direttiva Nitrati, Benessere Animale, Biosicurezza, Sicurezza Alimentare e Gestione Ambientale… Non si sottrarremo all’impegno per favorire una diffusa e concreta semplificazione applicative delle normative agricole. Consapevoli delle difficoltà che coinvolgono le imprese agricole faremo la nostra parte per stare al loro fianco”.

Ed infine Braga ha affermato che verrà promossa una proposta di legge regionale che riconosca il livello regionale della rappresentanza categoriale. Le competenze esclusive in materia agricola non hanno ancora trovato negli ordini e nei collegi professionali analoga livello rappresentativo giuridicamente normato.





pt/2010

LETTERA APERTA AI PRESIDENTI DEI CONSIGLI NAZIONALI DEGLI ARCHITETTI E DEGLI INGEGNERI.

Lettera aperta ai Presidenti dei Consigli Nazionali degli Architetti e degli Ingegneri

Egregi Presidenti,

ho appena terminato di leggere l’articolo pubblicato da “Lavoripubblici.it - professioni”.

Mi permetto una considerazione personale che auspicherei, a chi legge, di criticare, spero in maniera costruttiva, su un livello di tipo concettuale.

Da un lato vedo Architetti e Ingegneri che, giustamente (dal loro punto di vista), se la prendono contro Geometri, Periti Agrari e Periti Industriali per l'unificazione di questi ultimi in un unico albo.

Dall'altro lato vedo Geometri, Periti Agrari e Periti Industriali che, giustamente (dal loro punto di vista), cercano di unirsi anche con lo scopo dell'appropriazione unilaterale dei laureati brevi nell'albo unico costituendo.

Vedo quindi una lotta dove alla fine il grosso del contendere è nient'altro che una platea di possibili candidati da iscrivere dall'una o dall'altra parte: i laureati triennali.

Qualcuno può contestare che sia una visione parziale e non gli posso dare torto. Ma rimane tuttavia il succo della sostanza.

E perchè questo?

Perché la sopravvivenza degli albi professionali è legata (in una visione miope, ma che alla fine è quella espressa dalla maggior parte dei rappresentanti delle categorie tecniche) ai numeri di iscritti agli albi e alle competenze professionali esercitabili dagli stessi.

E' innegabile, infatti, che più è alto il numero di iscritti e più è probabile (ma non certo) di vincere in una eventuale vertenza giuridica con terze categorie in tema di competenze.

Se potessi darVi un consiglio, molto umile, è di unire innanzitutto le Vostre due categorie professionali in unico albo, prima che lo facciano altre categorie, sempre che il modo di pensare e di operare a livello politico-legislativo nel campo della riforma delle professioni rimane quello sopra accennato.

In fin dei conti, se non erro, siete già uniti nella medesima casa (oltre che cassa) previdenziale (INARCASSA).

Perchè non Vi unite anche in un unico albo professionale?

Spero che tra le motivazioni non entri in merito il solito discorso (tipicamente italiano e di tutti i settori, a cominciare da quello politico) di poteri e sedie che nessuno vuole perdere.

Perché altrimenti si dimostrerebbe la bassezza tanto culturale quanto etica di chi governa, quanto, di pari grado, l'elevatezza dell'interesse strettamente personale ed individuale totalmente staccato dal bene pubblico, ovvero da quello degli iscritti e delle categorie che si rappresenta.

Al di là dei possibili consigli, quello che più si fa fatica a comprendere è il motivo per cui non si ragioni su un livello di riforma professionale di tipo verticale, anziché orizzontale.

Mi spiego meglio.

In Italia abbiamo tre livelli:

A - laureato quinquennale;

B - laureato triennale;

C - diplomato scuola media superiore.

Questo è uno dei possibili modi di vedere l'accesso agli albi professionali sulla scorta dei titoli di studio.

Proviamo a guardarlo da una angolazione diversa: che cosa hanno in comune Architetti, Ingegneri, Geometri e Periti Industriali?

Per caso non si occupano tutti e 4 almeno di un settore comune, cioé dell'edilizia?

Bene. E allora il gioco è fatto.

Sposatevi e procreate.

Tradotto: unitevi, definite i livelli che volete, trovate un accordo sulle competenze spettanti a ciascuno e non avete più bisogno di condurre dispute di qualsiasi genere con terzi, visto che il problema di chi può tenersi i laureati brevi scompare con l'unificazione delle quattro categorie.

Ovvero rimane tutto dentro una unica casa.

In fin dei conti sembra di assistere a un tiro alla fune per arrivare ad accaparrarsi in maniera monopolistica i laureati brevi.

Permettetemi un’ulteriore considerazione personale rivolta specialmente nei confronti degli Ingegneri.

Noto da parte di questi ultimi, correggetemi se sbaglio, un po’ (troppa) incoerenza: se fino a ieri siete sempre stati contro i laureati brevi (nonostante non avete mai smesso di iscriverli nelle sezioni B dei Vostri albi provinciali), perché ora ve la prendete tanto contro Geometri, Periti Agrari e Periti Industriali che se li vogliono prendere in toto?

Se li iscrivete ai Vostri albi provinciali significa che , alla fine della fiera, interessano anche a Voi.

Altrimenti non li iscrivereste e non avreste nulla in contrario nei confronti delle altre tre categorie professionali se li tenessero tutti per loro.

Personalmente, onde evitare di mostrare all’esterno una lotta di tipo infantile, penso che bisognerebbe fare un passo che qualsiasi persona di buon senso farebbe: un unico albo, con le 4 categorie: Architetti, Ingegneri, Geometri, Periti Industriali.

Non solo: unificazione anche delle casse previdenziali. Se volete, altrimenti vedete Voi.

Se ci sono riusciti anche Commercialisti e Ragionieri, non vedo perchè Voi non possiate farlo.

A meno che non ci sia il solito motivo: sedie e poltrone da spartire e interessi personalistici da non toccare.

Da un certo punto di vista, sarei contento che L'albo Unico dei Tecnici per l’Ingegneria (portato avanti dai Geometri, Periti Agrari e Periti Industriali) andasse in porto a dispetto degli Architetti e degli Ingegneri: i Presidenti Nazionali di queste tre categorie dimostrerebbero una forza, un acume ed una sagacia, migliori delle Vostre.

Ma, dal mio punto di vista personale, non me ne può fregar di meno di come vada a finire, anche perché, come più volte manifestato, appartengo ad un Collegio provinciale che alla pari di altri è totalmente contrario all’unificazione, tanto degli albi quanto delle casse previdenziali, con Geometri e Periti Industriali.

Quello che più rammarica e che fa proprio pena a me personalmente, sia come cittadino che come iscritto, è vedere questa battaglia senza senso tra le categorie professionali o, meglio, tra chi le governa dall’alto. Più che una lotta tra categorie o tra gli iscritti, sembra, vista dall’esterno, una lotta tra i Presidenti Nazionali.

Se, per un attimo, si scendesse con i piedi per terra, come i comuni mortali, probabilmente si avrebbe già capito da tempo immemore come risolvere il problema. O, quanto meno, dal parto dei primi laureati triennali.

Con una fava si sarebbero presi due piccioni: nessuna lotta tra le categorie per le unificazioni orizzontali e nessuna lotta per la spartizione o appropriazione dei laureati triennali.

Bisognerebbe fare uno sforzo per il bene del popolo italiano che già si trova ad affrontare problemi più seri e dare un segnale di buona volontà: trovarsi tra le 4 categorie (Architetti, Ingegneri, Geometri e Periti Industriali) e vedere di unirle.

A noi Periti Agrari certamente ci fareste un grande piacere.

Unirci con Geometri e Periti Industriali certamente non ci avvantaggia in nessuna maniera.

Anzi!

In termini previdenziali non può altro che danneggiarci, visto che la Gestione Separata Periti Agrari è tra le migliori (se non la migliore in assoluto), sotto tutti gli aspetti economici, tra tutte le realtà previdenziali italiane.

Non so se si può dire altrettanto di quella dei Geometri e quella dei Periti Industriali.

Di certo, come succede da Voi, chi si da tanto da fare per combattere le lotte per unificazioni o disaggregazioni, sono poche persone, le uniche che possono rimanere ai vertici al fine di arrivare alla pensione senza problemi.

Egregi Presidenti Nazionali degli Architetti e degli Ingegneri fate uno sforzo costruttivo anziché demolitivo in questa riforma delle professioni.

Se ci tenete, altrimenti si potrebbe pensare che avete altri interessi.

Di quale natura, ognuno è libero di pensare quello che vuole.

In fin dei conti siamo in democrazia.

Non dimenticatevi inoltre che con la riforma Gelmini tra 5 anni non ci sarà più ne il titolo di Geometra ne quello di Perito Industriale.

Per cui, questi ultimi avranno bisogno di nuove forze: i laureati triennali.

E secondo Voi, vista la riforma Gelmini, dove possono finire?

A chi li darà il Governo?

Non ci sono vie di scampo: i laureti triennali, se non vi prendete in casa Vostra tanto i Geometri quanto i Periti Industriali, dovranno andare per forza di cose nella nuova casa unita di questi ultimi o in altre nuove case.

A meno che non abbiate soluzioni alternative.

L’impressione è comunque che queste tre categorie hanno molte più chance politiche di farcela nei loro propositi rispetto a Voi.

Ma come detto all’inizio si tratta di considerazioni esclusivamente personali.

Da ultimo, visto che avete tutte e 4 competenze in materia progettuale, perché non dimostrare il gioco di squadra nella progettazione della casa comune da parte dei 4 Presidenti Nazionali, così come fanno la maggior parte dei Vostri iscritti che già collaborano quotidianamente da decenni senza che nessuno glie l’avesse mai imposto?

Cordialmente,

Elia Sandrini

pt/2010

mercoledì 26 maggio 2010

RIFORMA DELLE PROFESSIONI CONTESTATA DA ARCHITETTI E INGEGNERI

Riforma professioni contestata da Architetti e Ingegneri -
26/05/2010 - "Il testo depositato in commissione Giustizia ed Attività produttive recepisce le indicazioni espresse dal mondo professionale da oltre dieci anni, con l'intenzione non di fare solo una fotografia dell'esistente, per congelarlo in una cornice statica, e si preoccupa del futuro delle professioni intellettuali". Questa la dichiarazione dell'On.le Maria Grazia Siliquini, relatore in Commissione Giustizia del provvedimento di riforma delle professioni, durante la tavola rotonda organizzata dalla Cassa Italiana Previdenza e Assistenza dei Geometri.

In realtà, il disegno di legge per la riforma delle professioni ha suscitato più malcontenti che apprezzamenti dei diretti interessati delle professioni tecniche. Ancora una volta, infatti, dopo le dichiarazioni d'intenti iniziali, è bastato che la riforma tanto agognata si sia tradotta in proposta di disegno di legge, per far esplodere la polemica soprattutto di architetti ed ingegnere che, in particolare, ne contestano l'art. 4 che, tra le altre cose, l'accorpamento in un unico albo di geometri, periti industriali e periti agrari, la cancellazione delle sezioni "B" degli ordini e la confluenza dei tecnici junior in un unico albo separato dai laureati di secondo livello. Sul punto, il presidente degli Architetti, Massimo Gallione, ha dichiarato che "non si qualifica una professione incorporando architetti con laurea triennale a periti con diploma. Senza contare i problemi di competenze che la coesistenza verrebbe a porre".

In merito al reinserimento delle tariffe professionali, la Siliquini ha dichiarato che "le stesse vanno pattuite avendo riferimento alle minime e massime stabilite con decreto dal Ministero della Giustizia. Quando il committente è un ente pubblico, l'indicazione tariffaria del ministero è obbligatoria e vincolante". Su questo punto, il presidente Massimo Gallione è stato categorico affermando che "il reinserimento delle tariffe, almeno quelle per i lavori pubblici, non può ammettere deroghe".

Il testo presentato dalla Siliquini contiene anche le linee portanti della professione intellettuale, caratterizzata da titolo universitario e superamento dell'esame di stato, con iscrizione all'albo professionale e obbligo di formazione continua e di rispetto del vincolo deontologico, prevedendo altresì la distinzione tra l'attività professionale e l'attività d'impresa.

Durante la tavola rotonda, la Siliquini ha affermato che: "punti essenziali sono gli aspetti economici a sostegno dei giovani, che dovranno poter accedere liberamente alla professione attraverso l'unico criterio individuabile, quello della meritocrazia, e che dovranno poter svolgere un tirocinio effettivo, per la loro formazione professionale, che sia adeguatamente retribuito. Essenziale poi la previsione di nuovi strumenti, come il modello di società ad hoc per i professionisti".

Sulla nota dolente, riguardante l'accorpamento di ordini e collegi, la Siliquini ha ribadito il suo concetto affermando l'importanza che ne trarrebbero in termini di snellimento e razionalizzazione degli organismi di rappresentanza. La Siliquini, infine, ha precisato che: "La richiesta di modificazione dell'impostazione del vecchio DPR 328/2001, che in Italia ha portato a confusione e alla perdita del raccordo tra formazione e indirizzo professionale, va accolta, poiché esso ha portato alla nascita di una figura ibrida e pasticciata quale quella del professionista junior, inserito nelle sezioni "B" degli albi. Ricordo che il pasticcio sorto con il DPR 328/2001 è stato sempre stigmatizzato da tutti gli ordini, rappresentando un vero e proprio monstrum nato all'indomani della riforma universitaria del 3+2, oggetto di numerosi ricorsi proposti proprio dagli ingegneri, che hanno sempre contestato il secondo livello, perché ritenuto inutile e dannoso. Tutto ciò è talmente vero che l'85% degli iscritti alle sezioni "B" prosegue e completa il percorso magistrale di 5 anni!".

Su quest'ultimo punto, si attendono nuove reazioni da parte dei professionisti tecnici e da parte dei tecnici "junior" venutisi a trovare in una situazione di empasse a causa di scelte mal ponderate del governo (leggi sentenza corte dei conti sul 3+2).

( da Lavoripubblici.it - professioni)

pt/2010

BOCCIATO " IL TESTO UNICO DELLE PROFESSIONI" della On. Siliquini

Da:

http://mondoprofessionisti.comingonweb.it/sezione_s-12-professione%20in%20primo%20piano.html

Agrotecnici, Agronomi, Architetti, Ingegneri, Tecnologi alimentari e Geologi bocciano il testo unificato delle professioni ( n.d.r - e i Periti Agrari ?????).

Le professioni tecniche dicono no al Testo unificato della riforma delle professioni depositato dalla On. Siliquini e sulle proposte in esso contenute, molte delle quali "non condivise dalla maggior parte degli attori del sistema professionale". “Abbiamo preso atto con stupore – dicono i rappresentati degli ordini professionali - della riforma delle professioni depositato il 18 maggio scorso dalla Relatrice On. Maria Grazia Siliquini. Il Testo unificato che avrebbe dovuto, fra l’altro, riassumere le riflessioni condivise e le analisi presentate al Parlamento nel corso di 11 mesi di audizioni, contiene proposte, alcune anche di dettaglio (improprie in una legge di principi), che non sono condivise dalla maggior parte degli attori del sistema professionale ed in particolare dalle professioni tecniche. Fra le altre, gli Ordini e Collegi tecnici ritengono inaccettabile:
- il costante richiamo a ruoli associativi degli Ordini, che in realtà sono Enti pubblici non economici con funzioni di garanzia dei Registri pubblici per l’esercizio dell’attività professionale intellettuale;
- l’intervento di dettaglio nella autonomia organizzativa degli Ordini professionali nazionali e territoriali;
- la confusione nell’attribuzione ai Consigli nazionali di attività tipiche dei Consigli territoriali;
- l’introduzione di tariffe prive di qualunque effetto cogente;
- la spogliazione di funzioni istituzionali qualificanti dei Consigli nazionali e la loro riattribuzione ad un nuovo organismo, denominato “Consiglio Nazionale delle Professioni”;
- l’arretramento nella definizione delle modalità di gestione di rapporti convenzionali fra le Università e gli Ordini professionali, peraltro ledendo l’autonomia legislativamente garantita alle une ed agli altri;
- la più volte ribadita equipollenza di indefiniti percorsi di “formazione professionale” a titoli di studio di livello universitario;
- l’accorpamento degli Ordini e Collegi professionali da eseguirsi con modalità assembleari di tipo congressuale, in luogo di seguire stringenti percorsi legislativo-istituzionali;
- la postergazione nell’individuazione dei titoli di accesso ai nuovi Ordini solo dopo l’avvenuto accorpamento di “alcune” categorie professionali, talché una siffatta disposizione produce l’effetto di subordinare l’intera riforma al soddisfacimento di specifici interessi particolari, in contrasto con quelli generali;
- il divieto di segmentare, all’interno del medesimo Albo, competenze e titoli professionali secondo i diversi percorsi formativi di accesso, anche di diverso livello nonché di istituire specifiche sezioni;
- la soppressione automatica delle attuali Sezioni B degli Ordini che le detengono, senza acquisire i preventivi pareri vincolanti degli Ordini presso i quali dette Sezioni sono istituite;

In generale, poi, il “Testo unificato” pare confuso, in alcune parti contradditorio, senza alcun richiamo al principio della sussidiarietà, con norme in più punti arretrate rispetto alle attuali, ma soprattutto non capace di indicare i principi generali fondanti un moderno sistema professionale, in grado di tutelare gli interessi della collettività ed insieme dare valore e forza ai 2.000.000 di professionisti, per la metà giovani, iscritti negli Albi professionali. Nel riaffermare che il discrimine per l’accesso ad una professione intellettuale è il superamento di un percorso di studi universitario od equivalente e di un esame di Stato abilitante ex-art. 33 Costituzione, così come anche recentemente affermato dal Ministro della Giustizia, i sottoscritti Ordini e Collegi professionali esprimono vivissime preoccupazione per il possibile conflitto che sembra fin d’ora determinarsi fra le linee guida della riforma parlamentare e di quella governativa, auspicando che il Governo sappia ricomporre questa frattura nel senso richiesto dagli attori del sistema professionale, nell’interesse delle giovani generazioni e del Paese. Comunque, le professioni firmatarie che hanno preso impegno il 15 aprile con il ministro Alfano presso il ministero della Giustizia, stanno lavorando secondo quanto concordato in tale sede.

pt/2010

lunedì 24 maggio 2010

FINALMENTE ! GRAZIE!!

Mi riferisco alla riunione indetta dal Comitato di Gestione della Cassa Pensione dei Periti Agrari presso l'Enpaia; finalmente perchè da 14 anni dalla sua costituzione è la prima volta che gli iscritti hanno avuto la opportunità di essere compiutamente informati e di poter scambiare idee, opinioni, esprimere parereri sui nostri depositi.
Un grazie sentito a tutto  il Comitato di Gestione presente al completo, ma in modo particolare ai nostri rappresentanti territoriali Mario Braga e Giancarlo Moretti che hanno fortemente voluto questi incontri sul territorio.
Ora dopo i ringraziamenti permettetemi di fare alcune osservazioni, perltro fatte anche in occasione dell'incontro, ai componenti il Comitato di Gestione.
- Tutti i fondi pensione ( quasi tutti, noi no) affidano la gestione finanziaria ad una SGR ( società gestione risparmio) per far fruttare al meglio i soldi dei propri iscritti ed offrire una buona radditività. Vi sono molte società serie sul mercato quali Pioner, Horizon,Generali, Cattolica ecc. solo per citarne alcune. Il benchmark ( valore della redditività del settore) nell'investimento obbligazionario, per il 2009, è stato di circa 8,6 %.
- A noi è stato riconosciuto il 3,2 % come previsto dall'ISTAT a fronte di un rendimento superiore ( 4,2%), il resto è "fieno da mettere in cascina".
- Il bilancio ha inoltre evidenziato una liquidità di oltre 3 milioni di euro ( € 3.805.292) e ci è stato detto che il rendimento del conto corrente, ben remunerato, era 1,8% ( lordo togliete il 27% e vedete ciò che rimane).
- Ci è stato detto che la Fondazione ENPAIA due volte all'anno ( mi sembra questo il lasso di tempo indicato) riceve gli indirizzi degli investimenti dal Comitato di Gestione e lo tiene informato sull'andamento della cassa pensioni. La Fondazione agisce da cassettista ( conserva e gode del rendimento delle obbligazioni di cui dispone) senza operare swich o cogliere le occasioni del mercato.
- Alla luce di quanto sopra mi permetto ricordare che i denari accantonati debbono essere in gardo di offrire il meglio alle future pensioni degli iscritti attraverso la migliore redditività dell'investimento ( non significa più pericolosità). Il fieno accumulato in cascina deve essere dato a chi lo ha generato ( pensioni) perchè attraverso la gestione annua si genera il nuovo "fieno" da accumulare. Il riconoscere solo lo stabilito dall'ISTAT ai nostri conti individuali non mi sembra giusto e corretto. Non si dica che l'accumulare fieno è per poter affrontare periodi difficili o che è la legge che stabilisce prudenza nella gestione perchè con ciò che è gia accantonato ( circa 15 milioni di euro) e soprattutto con l'esiguità di coloro che effettivamente versano il minimo contributivo ( circa il 50% e che avranno diritto alla pensione) e stante l'età media di questi non esisterebbe alcun pericolo per la Cassa ad una migliore retrocessione della reddività ottenuta. Ma forse è questo il problema la redditività limitata o l'agire da cassettista ( ricordo ancora il benchmark del 2009 di chi ha fatto investimenti, nel 2009, in obbligazioni è stato dell'8,6% e chi ha investito in azionario del 22,5%). Il mercato va sorvegliato e prese le opportunità che lo stesso offre senza correre inutili richi. D'altronde anche noi pur nella prudenza e nell'agire da cassettisti non siamo stati fortunati ed abbiamo nel nostro portafoglio titoli obbligazionari per 1 milione di euro della Lehman/Brothers ( sembra che da questo fallimento recupereremo forse il 18%).
- Passati i numeri debbo dire che ho apprezzato il lavoro fatto per rendere il regolamento della Cassa meno rigido e più umano e solidaristico (Art 29). La rigidità dietro la quale a volte sembra si nasconda la Fondazione ENPAIA è irritante e richiede precise indicazioni dal Comitato di Gestione.
- Mi piacerebbe, come conclusione, che il Comitato andasse meno al traino della Fondazione ENPAIA, ma la stimolasse maggiormente e si rendesse più protagonista dei risultati. Gli uomini che sono stati eletti e le loro capacità sono sicuramente all'altezza del compito affidato.

Per. Agr. Dott.  Luigi Piatti





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venerdì 21 maggio 2010

IL BLOG...RIAPRE......AI COMMENTI

Dopo una pausa di riflessione e gli incontri ufficiali ( Assemblea dei Presidenti a Roma e incontro della Cassa di Previdenza a Verona con gli iscritti) il " BLOG PERITIAGRARILIBERI" riapre ai commenti.

Il momento della meditazione c'è stato, adesso ci siano "  i COMMENTI "  qualificanti il dibattito che c'è in corso nella categoria e che si è formalmente ufficializzato durante L'Assemblea dei Presidenti a Roma.

E' una prova per tutti noi....e tutti devono dire la loro con la massima libertà..........Vi aspettiamo, ovviamente non nell'anonimato.

PeritiAgarriLiberi



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martedì 18 maggio 2010

CASSA DEI PERITI AGRARI: OTTIMA L'INIZIATIVA DI INCONTRARE GLI ISCRITTI.

Abbiamo ricevuto " il comunicato stampa" che di seguito pubblichiamo, predisposto dal coordinatore dell'incontro di sabato 15 maggio a Verona Mario Braga, componente del comitato gestore della Cassa di Previdenza dei Periti Agrari.
Cogliamo. altresì l'occasione, per esprimere la nostra gratitudine e il nostro apprezzamento per l'iniziativa che ha qualificato l'Enpaia ( relatore dott. Luigi Bassani) e il Comitato Gestore ( Moretti, Giannotta, Braga).
Ottimo il supporto organizzativo della Segreteria del Collegio di Verona e del Presidente Elia Sandrini. 
" Questo è il metodo di lavoro che interessa: informazione e massima trasparenza" .
Pm. Tiraboschi.


COMUNICATO STAMPA


Sabato 15 maggio la Cassa di Previdenza dei Periti Agrari ha incontrato per la prima volta i propri iscritti. Incontro che è stato organizzato con la preziosa collaborazione del Collegio dei Periti Agrari di Verona e del suo Presidente Sandrini.

Oltre agli iscritti erano presenti i consiglieri nazionali del Collegio dei Periti Agrari, Benati di Torino, Orsini di Bergamo e Salvan di Rovigo.

E’ toccato all’assessore provinciale all’agricoltura di Verona, per agr Frigotto, alzare il velo sulla vigilia di una annunciata riforma della PAC e della conseguente necessità di costruire un nuovo modello di società del gusto e delle qualità alimentari. Una riforma che dovrà valorizzare tutte le professionalità che da sempre operano con il comparto agricolo e alimentare. Un intervento, quello dell’assessore Frigotto, che i, Colleghi Periti Agrari hanno particolarmente apprezzato con un caloroso applauso.

La numerosa e attenta platea ha, quindi seguito con attenzione la presentazione del Bilancio consuntivo 2009. Illustrazione che il Dott Bassani, Dirigente Divisone delle Attività d’Istituto Fondazione ENPAIA, ha svolto addentrandosi anche negli aspetti regolamentari che indirizzano e regolamentano la gestione delle risorse previdenziali.

Con un risultato netto di rendimento pari al 4,92%, l’esercizio 2009 ha confermato il buon andamento della Cassa di Previdenza. L’utile della gestione, dopo la rivalutazione dei fondi individuali al netto dei costi è stato superiore agli € 1.100.000,00.

Ma dopo aver illustrato quali investimenti hanno permesso di raggiungere gli ottimi risultati di rendimento che pongono la Cassa dei Periti Agrari fra le realtà previdenziali meglio gestite, il Dott. Bassani ha illustrato le proiezioni della gestione separata dei Periti Agrari al 2036, che dovrebbero garantire un utile patrimoniale netto di circa € 33.000.000,00. Una condizione di particolare tranquillità prospettica per le pensioni contributive dei professionisti Periti Agrari. Undici anni di buoni risultati e una proiezione particolarmente positiva per i prossimi 26 anni, spalancano alla categoria una prospettiva di grande fiducia nella Cassa. Anche il portafoglio degli investimenti, presentato dalla D.ssa Sancez, non ha sofferto di investimenti tossici. L’ottimo risultato del 2009, che segue quello degli anni precedenti dimostra quanto la prudenza e la serietà delle scelte degli investimenti abbiamo permesso il superamento di un’economia coinvolta e travolta priva d’etica e di regole verificate.La Cassa ha evidenziato come alcune attenzioni siano prestate al rincorrersi di proposte di riforme che ad ogni legislatura riaffiorano, soprattutto per quanto attiene all’eventuale inserimento delle Casse “private” nell’INPS. Una proposta che non solo non determinerebbe il risanamento dell’INPS, ma che espanderebbe le attuali difficoltà in cui versa la previdenza italiana.

Il bilancio della cassa dei Periti Agrari, fra i molti risultati positivi, annovera anche le spese di amministrazione fra le più basse fra tutte le Casse di Liberi Professionisti Italiani (4 % della contribuzione accertata). Un risultato che è stato ed è garantito dall’ENPAIA e dalle professionalità che in essa operano.

L’incontro si è quindi soffermato sull’operazione Poseidone – accertamenti INPS sull’evasione delle professioni IVA.

L’INPS ha accertato nel 2009 circa 20.000 posizioni di professionisti, che nel corso dell’anno dovrebbero superare le 100.000. Gli accertamenti hanno dato, in numerosi casi, risultati positivi ma per i professionisti pensionati iscritti ad altre casse, presso il Ministero del Lavoro, è stato aperto un tavolo che valuterà la coerenza applicativa delle norme della casse con le leggi dello Stato.

Nel frattempo l’INPS per queste concertate posizioni fra le Casse dei professionisti ha deciso di sospendere le procedure di accertamento in attesa del dovuto parere Ministeriale. Una notizia che il Presidente della 1° Commissione della Cassa, Per Agr Giannotta, ha dato richiamando tutti ad una fiduciosa prudenza. Del resto è difficile sostenere da parte dell’INPS la tesi che chi ha rispettato le regole della propria cassa debba rispondere a norme generali.

La Cassa dei Periti Agrari, supportata dal Prof. Pandolfo, uno dei padri della legge istitutiva delle casse di Previdenza delle professioni intellettuali (103/96), ha avviato un’azione di coinvolgimento del Ministero del Lavoro affinché venga tutelata la coerente applicazione delle norme previste dal proprio Regolamento, approvato dallo stesso Ministero. L’illustrazione dettagliata e articolata delle proposte di integrazione modifica del Regolamento della Cassa da parte del Consigliere Moretti 8Presidente della 2° Commissione di lavoro), alcune già approvate dal Comitato e sottoposte alla valutazione approvazione del Ministero del Lavoro, altre in fase di stesura, ha provocato un vivace e articolato dibattito che ha determinato il protrarsi dell’incontro. Addentrarsi nelle regole gestionali degli organi e dei fondi pensionistici ha impegnato i presenti soprattutto sugli aspetti che attegnono ai diritti previdenziali degli iscritti.

L’incontro, particolarmente partecipato, è stato presieduto dal membro del Comitato Nazionale di ENPAIA Gestione Separata Periti Agrari, Mario Braga che di fronte alla accelerazioni messe in atto dai Collegi dei Geometri, Periti Industriali e Periti Agrari per l’istituzione di un unico Collegio, proposta che oggi appare superata dal progetto di riforma delle professioni intellettuali avanzato dal Ministro di Giustizia Alfano, e della costituzione di un’unica cassa di previdenza, ha precisato che il Comitato Amministratore non ha mai dato alcun assenso al progetto.

Inoltre, ha continuato Braga, in questi giorni dovrebbe essere consegnato al Comitato lo studio elaborato dal Prof. Pandolfo sugli effetti che provocherebbe la fusione delle tre casse.

Il progetto COGEPAPI, subisce così un rinvio e una battuta d’arresto. Il progetto sembra definitivamente arenarsi, anche sotto una più ampia proposta di riforma che coinvolge tutte le categorie intellettuali e in un contesto di articolato e vivace confronto fra i colleghi e i Collegi dei Periti Agrari Italiani.

pt/2010

venerdì 14 maggio 2010

UNA RIFORMA CONDIVISA ? SI LAVORI INSIEME.

" Una riforma condivisa" è il titolo dell'editoriale sul " Perito Agrario  2/2010".

Ho letto attentamente la dettagliata esposizione e ne condivido gli spunti riflessivi, anche se necessitano di approfondimenti, vista la complessità della materia, ma non è questa la sede.

Il 2013 ( dice il Ministro) dovrebbe essere l'anno top per la riforma delle professioni, ne condivido l'auspicio, visti i tempi necessari per partorirla.

Speriamo che sia la volta buona !

Ma....mi chiedo, come la nostra Categoria sarà coinvolta in questo processo e quali saranno i risvolti che dovrà affrontare e/o subire.
Insomma, quali sono le nostre idee in merito a questa benedetta riforma ?

Va bene la condivisione sulle tariffe, sulla formazione continua........sulla necesità di ricercare " momenti condivisi" con le altre professioni, ma ciò che interessa la nostra " identità" cosa sarà, quali le linee guida degli interventi di adeguamento delle regole della nostra professione ?
E' sull'adeguamento dell'ordinamento della nostra professione che ci devono essere idee chiare e progettualità condivise nella categoria.

Bisogna dare atto al Ministro, che con questa iniziativa ha riaperto i termini del confronto e la richiesta di impegno vincola tutte le categorie a fare la loro parte.

Il CUP e il PAT, sono momenti di sintesi delle aspettative ordinistiche. A monte, ci deve essere un " aperto confronto" nella categoria e nelle sue istituzioni per elaborare idee e tesi sulle quali poi lavovare e trovare la sintesi della nostra proposta.
Al CNPA, un invito. Non confezionateci qualcosa apriori ,che poi ci viene calato dall'alto, sarebbe un atto fallimentare e di criticità per tutti e la recente Assemblea dei Presidenti Provinciali è testimone della volontà della categoria di esserci, di essere attiva e propositiva delle proprie scelte.

E....allora, si lavori tutti insieme. Si costituiscano delle Commisioni Nazionali con i rappresentanti delle Regioni e del Consiglio Nazionale e si avviino i lavori di riflessione e di elaborazione di un " progetto condiviso". Questa è solo un'idea che va affinata, ma se attuata, sarebbe un significativo segno " innovativo" di coinvolgimento della Categoria e delle risorse umane e professionale  di cui è tesoro.

Pm. Tiraboschi



pt/2010

ASSEMBLEA DEI PRESIDENTI A ROMA: DURO CONFRONTO. BOTTARO FORTEMENTE CONTESTATO.

E' stata una Assemblea dei Presidenti dei Collegi Provinciali un pò insolita, diversa da quelle bulgare a cui siamo stati abituati in questi ultimi 18 anni.
La diversità ha pesato molto e avrà futuri risvolti.
Infatti, per la PRIMA VOLTA un folto gruppo di rappresentanti Provinciali di primissimo piano, ha contestato pesantemente l'operato del Presidente Nazionale, arrivando a chiedere le dimissioni e l'autosospensione.
Atmosfera in sala molto tesa.
I consiglieri nazionali, più nervosi del solito, anche perchè il consigliere nazionale dell'Emilia Romagna si è dimesso. Non voglio fare dietrologia, ma questa è la realtà.
Il confronto duro, non è stato una sorpresa per nessuno. Da tempo si sapevano le posizioni.
Debbo dire che ci sono state anche delle sorprese, che secondo il mio modesto parere, hanno dato smalto all'incontro ( all'assemblea che non ha poteri deliberanti) e precisamente   " la maggioranza degli interventi dei dissidenti costruttivi" che hanno rappresentato in termini di iscritti e professionisti circa 7000/7500 periti agrari. Una bella fetta, non credete! Ed è questa la vera maggioranza  che ha caratterizzatogli interventi , anche se qualcuno ad arte ha cercato di manipolare la realtà assembleare.
Peraltro, basta sfogliare i resoconti del dibattito, per capire che l'aria che tira è cambiata.
Si è capito benissimo che tanti colleghi vogliono e pretendono legittimamente una svolta radicale e un profondo rinnovamento nella politica e  nella gestione del Collegio Nazionale.
E' un processo avviato, che troverà una sua natutale collocazione a prescindere dalle azioni ostruzionistiche dell'attuale gruppo dirigente nazionale.
E, a guardare bene tra le pieghe degli interventi, non vi è poi un abisso tra quanto sostenuto dai " filo-governativi"  e daì " dissidenti costruttivi". Infatti, è più ciò che unisce, che ciò che divide.
E' ovvio, che in questi delicati processi, ci vuole capacità di mediazione e sintesi, l'intelligenza e la sensibilità di superare eccessi personalistici.
Chi ha guidato l'Assemblea, ha invece preso un'altra strada. Ha alimentato lo scontro, la contrapposizione dialettica fine a se stessa, l'intimidazione e rivendicato la caccia alle streghe ( i dissidenti) non ultimo ,insultato l'operato dei Collegi Provinciali ( " non fanno niente e perdono iscritti" bersaglio di questi rimbrotti da bar in particolare il Collegio di Brescia...ovviamente dissidente) poi il Presidente è stato richiamato all'ordine da una collega ( intelligente e sensibile) e allora è passato ad altro. Che figuraccia.........che giustfico solo per un eccesso di nervosismo.....può capitare anche ai messia terreni.
Resta però il fatto garve, della incapacità della nostra dirigenza nazionale, di cogliere le tensioni che attraversano la categoria, privilegiando purtroppo  ragioni e interessi personali.
Siamo guidati verso l'estinzione categoriale e professionale ( COGEPAPI, fusione della cassa ecc). Scelte che non danno credito a chi ci rappresenta, al leader di una organizzazione di professionisti, che dovrebbe rappresentare tutti, nessuno escluso e lavorare per costruire una categoria coesa, capace di modernizzarsi e di guardare il fututo con ottimismo.
Tutto questo, non c'è stato. Ha prevalso una logica di potere ( della seggiola) a scapito degli interessi generali dei periti agrari, che sono poi quelli che veramente  interesssano, coinvolgono e fanno partecipare la categoria. Una cattiva politica e gestione, rende diffidenti i nostri iscritti  e questo è un dato di fatto incontestabile.
In conclusionne direi che è stata " L'Assemblea dei dissidenti costruttivi" che hanno finalmente trovato il caraggio e l'orgoglio ( era stato un mio aupiscio) di rappresentare ciò che siamo e quello che vogliamo per il nostro futuro.
Bravissimi....complimenti  continuate così. Buon lavoro.

P.S.
Al collega Di Biase ( che è il segretario nazionale)  " strumentale e denigratorio" sarà il suo comportamento omertoso. Noi siamo per una Categoria che deve essere informata, per un Collegio Nazionale che deve essere una casa di vetro......trasparente.  CAPITOOO !!!! I regimi sono finiti nel secolo passato. Si aggiorni !
Piermaria Tiraboschi
pt/2010

CASSA PERITI AGRARI INCONTRA GLI ISCRITTI

La Cassa INCONTRA GLI iscritti

        

    SABATO 15 MAGGIO 2010 ALLE ORE 9,30


HOLIDAY INN HOTEL CENTRO CONGRESSI

      
A San Martino Buon Albergo (VR)



I Nostri rappresentanti NEL Comitato di Gestione della Cassa per Braga. Agr. Mario Moretti e Per. Agr. Giancarlo, promotori dell'iniziativa vi aspettano all'incontro.




"PARTECIPA E DECIDI IL TUO Futuro"




















pt/2010

OK DELLA CAMERA ALL'AUMENTO DEL CONTRIBUTO INTEGRATIVO PER I PROFESSIONISTI

Notizia da  Mondoprofessioni


Il contributo integrativo a carico dei liberi professionisti iscritti alle Casse previdenziali di appartenenza verrà autonomamente stabilito con apposite delibere di ciascuna Cassa, passando dall'attuale 2% ad un massimo del 5 per cento. È quanto prevede una proposta di legge (primo firmatario Nino Lo Presti del Pdl) approvata dall'Aula della Camera e che ora passa al Senato. Il testo, approvato pressoché all'unanimità' (499 sì e un no), consentirà ai professionisti di incrementare l'entità' dei contributi previdenziali da versare a loro carico ai fini della pensione. E' anche prevista la "facoltà di destinare parte del contributo integrativo all'incremento dei montanti individuali". “Il voto unanime con il quale la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge Lo Presti-Cazzola – ha commentato il presidente dell’Ente Nazionale per la Previdenza e l’Assistenza della Professione Infermieristica e vicepresidente Adepp, Mario Schiavon - segna una tappa importante nello sviluppo del settore previdenziale professionale privato. Aver liberato l’aliquota sul contributo integrativo dal precedente vincolo fissato al 2 per cento, significa garantire pensioni più adeguate per i giovani professionisti. Ma soprattutto mettere sullo stesso piano i vari istituti previdenziali e le stesse figure professionali. Perciò è grande la soddisfazione per un provvedimento che quindi guarda al futuro di professioni, come quella degli infermieri, che svolgono un ruolo sociale di notevole importanza. Adesso spetterà al Senato confermare quanto deciso dalla Camera”.

pt/2010

venerdì 7 maggio 2010

ASSEMBLEA NAZIONALE DEI PRESIDENTI PROVINCIALI: LETTERA APERTA DEL Per. Agr. MARIO BRAGA.

Per Agr BRAGA MARIO
Largo Piamarta n. 4
25025 MANERBIO (BS)
N. Iscr. Albo 290
Manerbio, 06/05/2010




                                                                  Ai Colleghi Periti Agrari


                                                                   Loro Sedi E-Mail


Carissimi Colleghi

Sabato prossimo (l’8 maggio) è stata convocata l’Assemblea dei Presidenti dei Collegi Provinciali dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati.

Alcuni di Voi mi hanno sollecitato a parteciparvi e lo hanno fatto evocando le funzioni che attualmente sono chiamato a rivestire: Presidenza del CRPA (Consiglio Regionale Periti Agrari) della Lombardia e il ruolo di componente del Comitato Amministratore della nostra Cassa.

A queste sollecitazioni ritengo doveroso dare una qualche risposta.

Come potete verificare quotidianamente i ruoli regionali vengono riconosciuti dal Consiglio Nazionale a corrente alterna.

I Coordinamenti ed i Consigli Regionali un giorno occupano un qualche spazio in una qualche circolare nazionale, un altro sono funzionali a organizzare incontri d’approfondimento per la categoria, in altri ancora vengono definiti in forme diverse per relegarli a marginale funzione associativa, non riconosciuti. A tal proposito vi ricordo che recentemente (due settimane fa) per l’ennesima volta la Regione Lombardia ha avviato un’azione di coinvolgimento ufficiale del CRPA con la sottoscrizione del protocollo d’intesa per la definizione delle “Linee di Indirizzo Progettazione delle Opere di Difesa del Suolo Regione Lombardia”. Devo riconoscere che la Regione opera senza considerare le determinazioni del CNPA, ma appellandosi al dettato Costituzionale in vigore.

In veste di Presidente del CRPA non sono stato invitato all’Assemblea Nazionale.

Se la motivazione fosse quella di ricondurre il ruolo regionale ad altri momenti di incontro, rimando tutto al mittente per la totale, assoluta mancanza di tali occasioni.

Alcuni colleghi mi informano, inoltre, che nel passato, esponenti del ENPAIA sono stati, invitati alle Assemblee Nazionali. L’iniziativa mi apparer rilevante, visto che le politiche previdenziali rappresentano il portale della categoria. Noi siamo riconoscibili se i nostri iscritti ampliano lo spazio libero professionale, senza nulla togliere alla positiva adesione di quanti iscritti svolgono altri “lavori”.

Anche in veste di componente del Comitato Amministratore della Cassa Periti Agrari non sono stato invitato, ne come auditore/ospite, ne come interlocutore della categoria.

Ma vi è un altro motivo che mi ha convinto a non partecipare all’Assemblea Nazionale, organo non riconosciuto dalle normative vigenti della nostra categoria, ma momento straordinario di riflessione, approfondimento, scambio di vedute e di progetti per il rilancio della nostra, unica e inimitabile professione.

Ascolto da molte fonti che il CNPA avrebbe intrapreso azioni legali conto di me. Se il CNPA ha ritenuto che la mia colpa sia davvero lesiva della categoria, sarebbe stato opportuno che me lo avesse comunicato, per impedirmi di continuare sulla strada intrapresa o almeno per la corretta relazione che deve sussistere fra il CNPA e tutti i suoi circa 16.000 iscritti. O forse per ascoltare le Ragioni dei fatti che vedono coinvolti decine di Collegi Provinciali, oltre a numerosi colleghi Periti Agrari.

Rimango in attesa di eventi.

Purtroppo non essendo ufficialmente a conoscenza di azioni intraprese nei miei confronti, non intendo con la mia presenza alimentare ulteriormente fantasiose congetture.

Ma se avessi avuto l’opportunità d’essere presente certamente avrei esternato il mio personale pensiero su queste ultime fasi che coinvolgono il nostro Presidente Nazionale e la nostra categoria.

Avrei certamente rilevato come la colpevolezza o l’innocenza di una persona non possono e non devono essere espresse in pubbliche piazze, in sedi istituzionali di rappresentanza di categoria o in occasioni convegnistiche o assembleari. La colpevolezza e l’innocenza di responsabilità che attengono alla sfera personale, anche quando svolte rivestendo pubblica funzione, vanno ricondotte a chi commette il fatto e alle sentenze dei Giudici.

Proprio per questo motivo la colpa personale, quando coinvolge chi occupa un ruolo pubblico, assume il significato che travalica la norma penale. Assume su di se tutto il significato riconducibile alla sfera Etica e Morale.

La nostra categoria, con grande lungimiranza aveva saputo coniugare questi due aspetti della sfera personale e della responsabilità professionale, anche rappresentativa, codificando e applicando i principi Deontologici.

Un Ministro, in questi giorni, si dimette per ciò che la stampa riporta in merito a presunte responsabilità (nemmeno oggetto di indagine?). Il nostro Presidente non si dimette dopo una prima e una seconda condanna.

Non voglio con questo impedire o limitare la possibilità del Presidente Nazionale (dipendente scolastico) di difendersi in tutte le sedi proprie e di dimostrare tutta, mi auguro tutta, la propria estraneità dei fatti (mi convincono le assoluzioni. Mi convincono meno le prescrizioni). Ma se la giustizia permette a qualsiasi imputato di dimostrare la propria innocenza e ogni persona e innocente salvo prova contraria, a seguito di una sentenza di colpevolezza, la persona è colpevole salvo prova d’innocenza che confuta la sentenza.

Continuerei la mia riflessione, affermando che le dimissioni immediate del Presidente Nazionale non sarebbero state, quindi, un atto di disponibilità, di sensibilità, di delicatezza istituzionale, ma un atto dovuto.

Quando si ha un alto senso della rappresentanza pubblica, non si può, nemmeno per ragioni non riconducibili alla colpa personale, contribuire a infradiciare la credibilità e l’immagine dei propri iscritti e della propria categoria.

Vi è un tempo per ogni stagione, anche per sgombrare il campo da coinvolgimenti impropri della categoria.

Ma non fermerei il mio disquisire.

Continuerei ripercorrendo questo lungo periodo di omissioni informative, che il Perito Agrario in questione, ha adottato nei confronti di tutti gli organi della categoria.

Ad ogni domanda, interrogazione sui fatti ascrittigli sempre è stato risposto, nel passato, che erano fatti da ricondurre alla sfera personale.

Se così fosse, diventa arduo comprendere come invece tutte le azioni di difesa vengano riportate e forse ricondotte nell’ambito del CNPA.

Visto che le indagini e gli strumenti utilizzati a compiere i reati (atti processuali) sono stati individuati anche nell’ambito della nostra sede nazionale, forse quel Consiglio Nazionale che persegue altri, avrebbe avuto il compito d’indagare al proprio interno. Il reato rilevato in decreto di condanna è stato effettuato anche all’interno della sede nazionale.

Tutto ciò non può lasciare tutta la categoria, ripeto tutta la categoria, nell’ambito di condizioni di coinvolgimento verso responsabilità che non le appartengono, ma che sono state provocate da chi ha pro tepore la massima rappresentanza categoriale.

Il Collegio di Roma, presieduto da un suo collega d’istituto scolastico, avrebbe dovuto meglio valutare tutti questi ed altri aspetti, al fine di tutelare il suo iscritto e tutta la categoria.

Ed infine, non sottacerei nemmeno la modalità con la quale il CNPA, assumendo una responsabilità che non le è riconosciuta, ha ritenuto di intraprendere azioni contro i propri Presidenti Provinciali, senza peraltro avere l’accortezza di un qualche approfondimento di merito e di funzione in più.

Un fatto mai avvenuto nella storia della nostra categoria, dalla sua fondazione ad oggi.

Le prime avvisaglie di comportamenti poco ortodossi del CNPA e del Suo Presidente si sono avute con la causa intentata e vinta dal Presidente del Collegio di Napoli, sulla richiesta di copia dei bilanci.

Le case di vetro non hanno bisogno di richieste informative, chi l’abita mostra tutto quanto in essa vi succede.

Concludendo. Non so se richiamare i principi Etici e Morali, o recuperare i principi ispiratori e caratterizzanti della nostra legge istitutiva, o ancora le norme del governo categoriale, sia utile, di fronte ad un’Assemblea Nazionale che avrebbe dovuto avere un solo punto all’Ordine del Giorno:

Relazione del Presidente in merito ai fatti a lui ascritti e conseguenti dimissioni irrevocabili".

Ecco! Queste considerazioni, e forse anche altre, avrei posto all’attenzione di tutti i Colleghi che oggi da Presidenti o da componenti il Consiglio Nazionale e Provinciali gestiscono l’Albo che ci dovrebbe rappresentare con l’autorevolezza della funzione pubblica demandataci dalle leggi dello Stato Italiano.

Vi prego di Considerare queste riflessioni un motivo in più di espressione della mia personale amarezza per il coinvolgimento della nostra categoria per responsabilità personali, e la soddisfazione di rilevare che molti colleghi dimostrano di perseguire con convinzione e passione il tempo della speranza.

A presto

                                                                                Per Agr Mario Braga

pt/2010

mercoledì 5 maggio 2010

L' APPELLO DI UN SEMPLICE ISCRITTO !

SABATO A ROMA L'ASSEMBLEA ANNUALE DEI PRESIDENTI PROVINCIALI. CI SIA UN ATTO DI CORAGGIO.... CAMBIARE PER ESISTERE.

E' un momento importante per i Periti Agrari e il successo dell'evento sarà dettato dalla capacità dei rappresentanti Provinciali di  portare in quella sede le istanze e le aspettative degli iscritti.

E' l'occasione propizia per esprimere liberamente ciò che vogliamo, per presentare le nostre idee, i nostri progetti per il futuro e le nostre richieste di chiarezza e trasparenza.

Cari Colleghi, abbiate il coraggio di dire chiaramente e senza peli sulla lingua quello che vorreste che fosse fatto e quello che non vorreste. E' un vostro diritto - dovere.

E' il Consiglio Nazionale che è  " sottoesame" e  che deve rispondere del suo operato.

Voi siete legittimati a chiedere spiegazioni: sulle decisioni che hanno preso ( senza interpellarvi), a illustrre gli obbiettivi raggiunti e quelli non raggiunti, a richiedere chiarimenti su scelte quali il CO.GE.PA.PI, la fusione della Cassa dei Periti Agrari con quella dei geometri e Periti Industriali sottoscritta e presentata dal CNPA, sull'aumento dei contributi da versare  da parte degli iscritti al Collegio Nazionale, sul Bilancio del Cnpa , sulla Fondazione eccc.

Non perdete anche questa occasione !

La categoria, ha bisogno di cambiamenti organizzativi, di nuove strategie per la professione, di visibilità, credibilità e consenso.
Ne va della nostra sopravvivenza identitaria e professionale.........e.scelte avventate  ne sancirebbero la fine.

Non cadete nella falsa illusione di facili promesse, di facili soluzioni accademiche....il tutto è pura fantasia, che non ci aiuterà molto a costruire il nostro domani.

Buon lavoro.

Tiraboschi  Piermaria
Perito Agrario.



pt/2010

lunedì 3 maggio 2010

GALAN: IL DIBATTITO SUGLI OGM NON PUO' BLOCCARE LA RICERCA

30.04.10
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, all’uscita del Consiglio dei Ministri, è tornato sul tema degli organismi geneticamente modificati rispondendo alle domande di alcuni giornalisti.

“Non ho intenzione di mettere in discussione la linea seguita fin qui dal Governo. Ho semplicemente detto, e lo ribadisco, che anche per quanto riguarda gli Ogm non si può rinunciare alla ricerca. Anche perché altrimenti la farà comunque qualcun altro. Le posizioni ideologiche come gli stop assoluti avrebbero impedito anche la ricerca sulla medicina nucleare, che si chiamerà pure così ma ha salvato la vita di milioni persone”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, all’uscita del Consiglio dei Ministri, è tornato sul tema degli organismi geneticamente modificati rispondendo alle domande di alcuni giornalisti. “Io sono sempre stato a favore della ricerca e del sapere e ho intenzione di proseguire su questa strada anche per gli Ogm. Non si può aver paura di conoscere, bisogna aprire le porte dei nostri laboratori. Vale la pena ricordare che anche in Italia ci sono fior di intelligenze che lavorano e hanno lavorato a progetti di sperimentazione in questo campo. Si tratta di personale altamente qualificato che, rischiando di rimanere disoccupato, potrebbe scegliere di trasferirsi altrove. Lamentarsi, poi, per la fuga dei cervelli diventerebbe complicato. Una delle principali condizioni che attira le intelligenze del mondo è la libertà di ricerca”.

( Da Agricoltura Italiana on Line)

pt/2010